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Io mi affido. A chi? Convegno sul tema dell'affido organizzato da La Goccia Onlus.
A chi può affidarsi un bambino solo, che cerca di mettere ordine nella confusione di una vita vissuta all'interno di una famiglia sfasciata, dispersa e spesso violenta? Un interrogativo inquietante sul quale si confronteranno esperti e operatori nel corso del convegno "Io mi affido. A chi?"organizzato per sabato prossimo 8 novembre, alle ore 9,30, nell'aula magna dell'Università degli studi, dall'associazione la Goccia onlus con il patrocinio del Comune, dell'Università e del Tribunale per i minorenni delle marche.
Molteplici sono le risposte alla domanda base del confronto perché molteplici sono
le figure che intervengono nella dinamica della questione: dal giudice all'avvocato dei minori, dall'assistente sociale al tutore, dalle amministrazioni pubbliche alla famiglia affidataria, accogliente e generosa ma sola senza un'adeguata rete di sostegno.
Un argomento importante e di stretta attualità quindi che riguarda tutti: la scuola, le famiglie, le parrocchie, gli allenatori sportivi, tutti sono chiamati a guardare i bisogni di un bambino in cerca di famiglia. Convocare un tavolo per parlarne è lo scopo del convegno che organizza la Goccia, l'associazione che da anni si occupa di affido nel nostro territorio con due comunità familiari e una rete di famiglie affidatarie. Propone un tavolo di confronto con con Sebastiano Porcu, docente di sociologia, Elena Pellegrini, dirigente dei Servizi Sociali della Regione Marche, Albarosa Talevi, giudice onorario del Tribunale dei Minori delle Marche, Barbara Pojaghi, docente di psicologia. Incontreranno i responsabili dei servizi di Macerata e gli operatori delle associazioni che si occupano di affido nel nostro territorio.
Un argomento che interessa tutti.
Bisogna riflettere attentamente sul titolo del convegno, in particolare su quelle virgolette che incorniciano le parole. Le virgolette dicono che c'è qualcuno che parla. Non si vede, è invisibile, parla fuori campo. Non ci affanniamo a cercarlo sul manifesto (bellissimo, ottima idea dello studio emmequadro di Massimo Meloni). E' un bambino o anche una bambina, diciamolo subito. Sul manifesto s'alzano dal basso le sue mani piccole che sta cercando di costruire la matassa azzurra della sua vita. Sta cercando di mettere ordine per ripararsi dalla confusione di una famiglia sfasciata, dispersa, spesso violenta. Sta cercando di sciogliere quel groviglio disordinato che è la sua vita. Si affida a qualcuno, una famiglia che lo accoglie, che gli dà calore, che l'aiuta a crescere per diventare capace di scegliere la propria vita. Un bambino solo si affida, non ha chances, ha solo il desiderio di essere accolto e amato.
La domanda, però, inquieta. A chi? A chi deve affidarsi? Ad un giudice distante, competente di leggi e dinamiche giudiziarie, ma oberato da pratiche, cavilli, ingiustificati tempi burocratici? Ai servizi sociali, assistenti, psicologhe, gente di buona volontà, ma affaticata da lavori d'ufficio, risorse sempre più esigue, situazioni sempre più complicate da sanare? Ai tutori, figure dai contorni poco chiari, senza adeguata responsabilità e riconoscibilità, senza sufficiente controllo? All'avvocato dei minori, una figura legislativa su cui si fanno convegni, ma che non esiste? Alla famiglia affidataria, accogliente e generosa, ma sola senza un'adeguata rete di sostegno, troppo spesso ridotta ad economico baby parking per i comuni che tagliano risorse ai servizi ? A chi affidarsi in questa situazione? Tante le domande, tante le questioni su cui confrontarsi. Non c'è soluzione se non mettendosi tutti, giudice, servizi sociali, legislatore, tutori, famiglie affidatarie, amministrazioni, operatori del privato sociale, tutti intorno al tavolo per ascoltare i bambini, per ascoltarsi l'un l'altro, per tracciare insieme strade percorribili.
L'affido non è una questione di nicchia per pochi interessati all'argomento. Tutti sono chiamati a guardare i bisogni di un bambino in cerca di una famiglia accogliente, di un luogo dove svernare i rigori di un inverno esistenziale. E' una questione che riguarda tutti, la scuola, le famiglie, le parrocchie, gli allenatori sportivi. Tutti sono chiamati a far crescere una cultura della consapevolezza e della responsabilità nei confronti dei bambini e dei loro diritti.
Convocare un tavolo per parlarne è lo scopo del convegno che organizza la Goccia, l'associazione che da anni si occupa di affido nel nostro territorio con due comunità familiari e una rete di famiglie affidatarie. Il convegno si terrà sabato 8 novembre all'Aula Magna dell'Università dalle ore 9.30 alle 13. Propone un tavolo di confronto con Sebastiano Porcu, docente di sociologia, Elena Pellegrini, dirigente dei Servizi Sociali della Regione Marche, Albarosa Talevi, giudice onorario del Tribunale dei Minori delle Marche, Barbara Pojaghi, docente di psicologia. Incontreranno i responsabili dei servizi di Macerata e gli operatori delle associazioni che si occupano di affido nel nostro territorio. Avranno molto da dire.
Ma non è un convegno per addetti ai lavori. E' un convegno pubblico aperto a tutti, a chiunque sta a cuore il futuro di un bambino solo.
Stefania Monteverde