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Il meccanismo dell’ orologio

Tratto dalla relazione storico-artistica a cura di Lucia Simi dell'opuscolo "Le statue dell'orologio della torre civica di Macerata".
07 febbraio 2015

Angelo del carosello dell'antico orologio della torre di MacerataÈ possibile ricostruire in maniera attendibile il funzionamento dell’orologio della torre civica di Macerata grazie alla descrizione del meccanismo dell’orologio di Venezia fornitaci da Alberto de Sallengre del Belgio nella sua opera Novus thesaurus antiquitatum romanarum [1]:

Ad hanc rem prestandam primo loco apponere tribuit horologium Sancti Marci Venetiarum delineatum et aere incisum. Campanula illa, quae sub majori campana horarum extare cernitur, malleolo percussa, antequam horae pulsentur, dat sonitum, quo dato, campana horarum hinc inde pulsatur a duobus effictis ex aere Mauris, hoc est obscuri aut nigerrimi coloris. Deinde a  duorum ostiolorum uno, inter quae, Deiparae Mariae semper virginis sculpta infra horologium imago sedens rapresentantur, Angelo tuba personando, exit, ut alterum ostiolum ingrediatur a tribus Magis, qui dum ante dictam imaginem transeunt, sese artificiose flectunt, et inclinato capite, manu ad frontem directa, ipsam imaginem, corona e capite cuijsque amota, veneratur, Angelumque intra ostiolum ingredientem sequuntur. Stella vero, quae supra imaginem Deiparae Mariae cernitur, Magis infra transeuntibus apparet, deinde in suum sese rethrait locum. Infra denique cernitur sphaera stellaria et horaria in qua rappresentatur duodecim signa coelestia, et Solis radios horas ostendens, atque item Sol ipse, qui singulo quoque mense in domo sibi prefixa manet. In centro autem spherae cernitur Luna. Quae inter moltitudinem stellarum, suas facit mutationes”.

Meccanismo antico orologio torre Macerata

Seguendo questa descrizione, si può formulare l’ipotesi che anche gli automi di Macerata, si muovevano su una lamina circolare, autonoma rispetto al meccanismo dell’orologio, ma ad esso collegata per far sì che al battere di ogni ora si mettessero in movimento le statue ed uscissero da delle porticine (ostiola)  poste ai lati della Vergine Maria. La Madonna incoronata era seduta in trono su di una mensola, al centro di una nicchia non molto profonda, con il Bambino in braccio. Ad aprire il corteo era l’Angelo, in candide vesti, il quale doveva uscire dopo che un piccolo uccello di rame, chiamato Cesare, aveva battuto l’ora su una campana. 

L’Angelo probabilmente suonava la trombetta dorata; lo seguivano i Re Magi, i quali, mediante appositi meccanismi, si inchinavano davanti alla Vergine. Queste statue lignee sono cave all’interno  per permettere al congegno meccanico di attraversarle, al contrario della statua della Vergine, che essendo ferma, è di legno pieno. Dalla posizione delle mani dei Re Magi si può ipotizzare che questi avessero in mano degli oggetti, forse i vasi con i doni recati a Cristo. Secondo l’atto stipulato tra il Comune e i Ranieri, i Re Magi, sfilando davanti alla Vergine dovevano inchinarsi e togliersi la corona che avevano in capo, proprio come descritto dal Sallengre per l’orologio di Venezia: “sese artificiose flectunt, et inclinato capite, manu ad frontem directa, ipsam imaginem, corona e capite cuijsque amota, veneratur”. (trad.: “[I Magi] si flettono grazie al meccanismo, e, dopo aver inchinato il capo e portato la mano alla fronte, sollevando ciascuno la propria corona dalla testa, venerano l’immagine della Madonna col Bambino.”).

Una descrizione più accurata del meccanismo vero e proprio nascosto all’interno della torre è fornito da Alberto Gorla[2], noto restauratore di antichi orologi, tra cui quello astronomico di Mantova, quello planetario di Lorenzo della Volpaia a Firenze e quello astronomico e astrologico di San Marco a Venezia. “Il meccanismo – sostiene il restauratore – è costituito da quattro treni, il primo è quello del tempo, il secondo della suoneria, il terzo della “ribotta” e il quarto, solidale alla giostra dei Re Magi, faceva uscire la processione e contemporaneamente faceva battere l’ora dell’uccello Cesare”. Mancano oggi sia il meccanismo della giostra dei Magi sia tutte le ruote del quadrante che componeva l’intero complesso planetario. Tuttavia l’orologio maceratese costituiva un unicum in quanto mostrava la rappresentazione simultanea dei cinque pianeti allora noti.

 

N.B. Riferimento all’affresco della nicchia con la Madonna 

1570, 6 dicembre

- A magistro Gasparre Gasparrini pittore per la dipintura del nicchio sopra la sfera del nuovo horiuolo dove è posta la Madonna fiorini dui, alli 6 di Decembre 1570.

(A.s.Mc., Priorale Mc,  Introito ed Esito, vol. 185, c. 7v)



[1] Alberto de Sallegre, Novus Thesaurus antiquitatum romanarum, congesto ab Henrico de Sallegre, serenissime Principis Arausionensis consiliario, Venetiis, Giambattista Pasquali, 1735, vol. II, p. 1298 in Niccolò Erizzo, Relazione storico-critica della torre dell’orologio di San Marco, Venezia, Tipografia del Commercio, 1860, pp. 53-54.

[2] In « La Rucola», n. 51, 2002, p. 4-7.