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Origini dell'antico orologio della Torre civica

Tratto dalla prefazione del prof. Filippo Mignini al libro "Le statue dell'orologio della Torre civica di Macerata 1568-1570", Collana I Quaderni della Pinacoteca 2.
04 febbraio 2015
disegni della torre civica di Pallotta
Il 14 agosto 1568 i Magnifici Priori della città di Macerata decretavano che la torre del Palazzo comunale venisse dotata di orologio a pubblico decoro e comune utilità. Sembrando troppo indecente la mancanza di una macchina del tempo, alcuni giorni dopo ne affidarono la costruzione ai fratelli Giulio, Lorenzo Maria e Ippolito Ranieri da Reggio Emilia, avendo come modello l'orologio dei Mori in Venezia, costruito dagli avi Gian Paolo e Gian Carlo Ranieri nel 1493. 

Anche quello di Macerata era un orologio meccanico, azionato da pesi e dotato di quadrante astronomico, sul fondo di rame azzurro erano disposti in cerchio i segni dello zodiaco, i mesi e i giorni dell'anno, i gradi del crescere e calare del sole e della luna, le ore del giorno in metallo dorato. L'orologio non era soltanto il complesso e preciso ingranaggio di ruote e di leve che scandiva ai solerti cittadini il trascorrere del tempo sulla terra, era anche lo specchio del cielo e dei suoi movimenti, principi e regole di quelli terreni ed umani. Posto al centro della città, in una piazza che non conosceva ancora l'ampiezza e le dimensioni dell'attuale, l'orologio era strumento di educazione morale e spirituale. 
 
Con un suo artificioso meccanismo procurava di ricordare allo scoccare di ogni ora che la storia del cielo e della terra era compresa in una storia ulteriore, avente il suo fulcro, tra la creazione dell'universo e il suo rinnovamento finale, nell'incarnazione del figlio di Dio. Al batter dell'ora, il fantastico spettacolo dei Magi adoranti il Bambino in braccio alla Vergine Madre insegnava quale fosse il centro del mondo e l'ordine per i secoli futuri completo delle cose, divine e umane. L'orologio era insieme raffinato artificio di misura del tempo, summa del sapere astronomico, documento dell'intera civiltà cristiana. 

Manomesso dai Giacobini nel 1799, subì un restauro nel 1821 e finì di funzionare nel 1855. Nel 1882 il quadrante dell'orologio, o meglio, quel che ne rimaneva, insieme alle statue lignee del meccanismo processionale furono ricoverate dal prudente sindaco Nazario Pantaleoni nel deposito della Biblioteca comunale. Il cuore dell'orologio dei fratelli Ranieri restava al suo posto, nella torre civica, splendido cimelio che forse non conosce uguali in Italia e in Europa, capace di battere ancora, di spingere la lancetta tra i segni celesti e muovere i Magi in una rinnovata adorazione. 

...Nei giorni in cui cominciava a costruirsi l'orologio della torre civica, Matteo Ricci, il figlio più illustre di questa città, lasciava Macerata per recarsi a studiare legge alla Sapienza di Roma. Aveva sedici anni e gli ultimi dieci li aveva trascorsi tra la casa, la spezieria paterna, la piazza e il collegio dei gesuiti in San Giovanni osservando i lavori di completamento della torre. Partiva con il sogno di quell'orologio che i celebri Ranieri avevano cominciato a costruire. Quante volte, costruendo ed elevando quegli orologi meccanici che gli aprirono le porte della Cina, da quello donato al vicerè del Guangdong nel 1583 fino all'ultimo regalato all'imperatore Wanli nel 1601, avrà pensato al primo orologio della sua vita, quello mai visto della città natale. L'orologio donato all'imperatore non entrava all'interno del palazzo per la lunghezza dei pesi; Xitai Ricci disegna una torretta di legno per ospitarlo, con sue scale, finestre e loggie, assai vaga e bella. Fu posta in un giardino privato dell'imperatore, forse nel Padiglione della Longevità, insieme ad altre cose preziose che vi sono raccolte e resta memoria di questa sopra, per i secoli che hanno da venire, a vista di tutti..." 

Dall'orologio dei Ranieri in Macerata, all'orologio dell'imperatore della Cina. 
Budda Ricci, ancora oggi riconosciuto patrono degli orologiai di Cantòn, attende da Pechino il nuovo rintocco del suo primo orologio mai udito.