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Home Notizie 2017 GIGA, è la volta del progetto IOdesign con Les Friches e i Magazzini UTO

GIGA, è la volta del progetto IOdesign con Les Friches e i Magazzini UTO

Tre appuntamenti insieme agli studenti del Liceo Artistico "Cantalamessa".
11 ottobre 2017

 Inizia il 12 ottobre, per proseguire il 19 e il 26 ottobre, il progetto IOdesign, ideato e realizzato dall’associazione culturale Les Friches all’interno del progetto G.I.G.A. con il coinvolgimento di tre classi del Liceo Artistico Cantalamessa di Macerata. 

  I Magazzini UTO è stato il luogo scelto per lo svolgimento dell’iniziativa e l’argomento affrontato, in maniera creativa e insolita dall’associazione e gli studenti, sarà la luce.

Studiando l’ambiente, il contesto, l’uso e la versatilità del luogo i ragazzi parteciperanno ad incontri che stimoleranno in loro, attraverso l’utilizzo di diversi materiali, il pensiero progettuale creativo. 

  Le idee che verranno stimolate durante le attività saranno poi materiale di studio in aula e andranno ad integrare il loro piano didattico. Le attività, coniugando lo spazio con la luce, darà vita anche a delle piccole installazioni che rimarranno sul posto. 

  Il progetto vuole far partecipare i giovani nel ripensare uno dei contenitori culturali più interessanti della nostra città dal punto di vista della luce. IOdesign stimola un modo altro di osservare uno spazio, tra potenzialità e ed esigenze, e lo fa attraverso la partecipazione e la condivisione di idee e percorsi, così i ragazzi coinvolti diventano protagonisti. Le classi coinvolte provengono da tre indirizzi (pittura, multimediale e arredo), questo rende molto più dinamico e trasversale la declinazione dell’argomento, secondo interessi e competenze diverse. Poi i ragazzi coinvolti si dedicheranno in classe anche a dei momenti di riflessione condivisa rispetto alle varie dinamiche risultanti dal percorso fatto mettendo in rete informazioni e soluzioni, idee e progettualità.

  IOdesign vuole avvicinare un luogo così affascinante, come i Magazzini UTO, ai giovani che spesso da questi “austeri” spazi si sentono poco accolti.