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Al Lauro Rossi arrivano le "Mine vaganti" di Ferzan Ozpetek

Sabato 15 febbraio nel foyer l'incontro con gli attori dello spettacolo "Gente di teatro".
11 febbraio 2020

Ferzan Ozpetek firma la sua prima regia teatrale mettendo in scena l’adattamento di Mine vaganti, uno dei suoi capolavori cinematografici, che giunge venerdì 14 e sabato 15 febbraio al Teatro Lauro Rossi di Macerata, nel cartellone promosso dall’assessorato alla Cultura del Comune di Macerata con l’AMAT. Protagonisti dello spettacolo - prodotto da Nuovo Teatro, diretto da Marco Balsamo, in coproduzione con Fondazione Teatro della Toscana – sono Francesco Pannofino, Paola Minaccioni, Arturo Muselli, Giorgio Marchesi e Caterina Vertova, accanto a loro Roberta Astuti, Sarah Falanga, Luca Pantini, Francesco Maggi, Edoardo Purgatori e Mimma Lovoi.

Con Mine vaganti torna Gente di teatro, la serie di incontri programmata dall’Amministrazione comunale e dall’Amat, che sabato 15 febbraio, alle 18, nel foyer del Teatro Lauro Rossi, vedrà protagonisti gli interpreti dello spettacolo. Si tratta di appuntamenti destinati a offrire al pubblico momenti di approfondimento e riflessione a margine degli spettacoli inseriti nella stagione di prosa del Teatro Lauro Rossi, a parlare di teatro e di cultura, a diffondere l'attenzione per questo genere di arte. L’iniziativa, promossa nell’ambito della programmazione teatrale 2019/2020, ha anche l’obiettivo di avvicinare il pubblico allo spettacolo teatrale e alla pratica dell’attività scenica, soprattutto quegli spettatori che possono non rientrare tra gli abituali frequentatori dei nostri teatri.

Una scena di Mine vaganti“Come trasporto i sentimenti, i momenti malinconici, le risate sul palcoscenico? Questa è stata la prima domanda che mi sono posto – afferma Ferzan Ozpetek -, e che mi ha portato un po’ di ansia, quando ha cominciato a prendere corpo l’ipotesi di teatralizzare Mine vaganti. La prima volta che raccontai la storia al produttore cinematografico Domenico Procacci, lui rimase molto colpito aggiungendo entusiasta che sarebbe potuta diventare anche un ottimo testo teatrale. Poco dopo avviammo il progetto del film e chiamammo Ivan Cotroneo a collaborare alla sceneggiatura. Oggi, dietro invito di Marco Balsamo, quella prospettiva si realizza con un cast corale e un impianto che lascia intatto lo spirito della pellicola. Certo, ho dovuto lavorare per sottrazioni, lasciando quell’essenziale intrigante, attraente, umoristico. Ho tralasciato circostanze che mi piacevano tanto, ma quello che il cinema mostra, il teatro nasconde, e così ho sacrificato scene e ne ho inventate altre, anche per dare nuova linfa all’allestimento. L’ambientazione pure cambia. Ora una vicenda del genere non potrebbe reggere nel Salento, perciò l’ho ambientata in una cittadina tipo Gragnano o lì vicino. In un posto dove un coming out ancora susciterebbe scandalo. Rimane la famiglia Cantone, proprietaria di un grosso pastificio, con le sue radicate tradizioni culturali alto borghesi e un padre desideroso di lasciare in eredità la direzione dell’azienda ai due figli. Tutto precipita quando uno dei due si dichiara omosessuale, battendo sul tempo il minore tornato da Roma proprio per aprirsi ai suoi cari e vivere nella verità. Racconto storie di persone, di scelte sessuali, di fatica ad adeguarsi ad un cambiamento sociale ormai irreversibile. Qui la parte del pater familias è emblematica, oltre che drammatica e ironica allo stesso tempo. Le emozioni dei primi piani hanno ceduto il posto a punteggiatura e parole; i tre amici gay sono diventati due e ho integrato le parti con uno spettacolino per poter marcare, facendone perfino una caricatura, quelle loro caratteristiche che prima arrivavano alla gente secondo le modalità mediate dallo schermo. Il teatro può permettersi il lusso dei silenzi, ma devono essere esilaranti, altrimenti vanno riempiti con molte frasi e una modulazione forte, travolgente. A questo proposito, ho tratto spunto da personali esperienze. A teatro non ci si dovrebbe mai annoiare. Sono partito da questo per evitare che lo spettacolo fosse lento. Ho optato per un ritmo continuo, che non si ferma, anche durante il cambio delle scene. Qui c’è il merito di Luigi Ferrigno che si è inventato un gioco di movimenti con i tendaggi; anche le luci di Pasquale Mari fanno la loro parte, lo stesso per i costumi di Alessandro Lai, colorati e sgargianti. Ho realizzato una commedia che mi farebbe piacere andare a vedere a teatro, dove lo spettatore è parte integrante della messa in scena e interagisce con gli attori, che spesso recitano in platea come se fossero nella piazza del paese e verso cui guardano quando parlano. La piazza/pubblico è il cuore pulsante che scandisce i battiti della pièce”.

Per informazioni: biglietteria dei Teatri 0733 230735. Inizio spettacolo ore 21.

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